DAY 13: L’Happy Ending Federeriano è un invito alla vita

Il sorriso è quello di un papà, che come consigliava una canzone degli Stadio, non deve piangere mai. Quel papà non regge, perché troppo felice di vedere i suoi ultimi due figli entrare in tribuna. Tutti lo elevano a qualcosa che vada oltre l’uomo, ma lui sa di essere soltanto questo: un uomo, che non ha smesso di crederci mai.

L’entrata è prevista per le tre del pomeriggio. Il corridoio che porta al campo è quello dei più lussuosi e pregni di storia del gioco del tennis. Siamo a Wimbledon e Marin Cilic è fermo ad aspettare il suo sfidante Roger Federer, uno che qui ha vinto 7 volte, ma che ha è stato annientato proprio da Marin nel 2014 in semifinale degli Us Open. Testa avanti, non c’è spazio per le cordialità: quando arriva Roger è un nemico, ed è giusto sia così.

L’ingresso in campo è dei più sentiti, il pubblico sa già con chi schierarsi, la voglia di vedere il sette volte campione rialzare la coppa è più forte di qualsivoglia istinto.

Cilic non è né uno sciocco, né uno sprovveduto e questo si sa.

Siamo alla finale di Wimbledon e non si può regalare nulla.

Il croato annulla subito una palla break nel primo game, ma è centrato e dal fondo del campo si mostra più in forma del suo avversario. Più che vera e propria questione di forma, è questione di emotività. Federer è nervoso e la sua prestazione lo costringe addirittura a due doppi falli nella prima metà del set (nel torneo ne ha commessi 10 in 6 partite) e qualche urlo di troppo, che è la sottolineatura di una paura che colpisce anche i più grandi.

Roger annulla palla break al croato sul 2-1. Al cambio servizio Roger cambia registro. Non è il Federer versione Australian Open di quest’anno, ma un Federer esperto, che trova nel back un modo per portarsi ad avere ben tre palle break. Alla terza, ecco il break, il distacco. Nel game c’è stato il punto più bello del match dove Cilic riesce a recuperare una palla corta che costringe Roger a ribattere la palla dall’altro lato del campo col polso. Marin cade e non la recupera. Questa caduta è già il giro di boa.

La tensione si taglia con un coltello e Cilic vuole rientrare in partita. Sta giocando addirittura meglio dal punto di vista della sostanza, ma meno nella costanza che è priorità oggi del favorito. Si aggrappa al match ma improvvisamente appare calato, tanto che Roger lo breakka ancora su un doppio fallo. 6-3 il punteggio della prima frazione di gioco.

Da qui la partita è un assolo e Cilic si disunisce. Ma non nella mente bensì nel corpo. Sul 3-0 Federer, al cambio campo, Cilic inizia a piangere. È una scena che non vorresti vedere mai. Piange a dirotto, e chiunque abbia calcato qualsivoglia campo, sa cosa vuol dire fermarsi per infortunio. Forse quella caduta ha accentuato qualche problema già presente al piede, forse altro. Fatto sta, che nel giorno più bello della sua vita sportiva, il fisico lo abbandona.

Eppure su questo centrale, ritirarsi significherebbe perdere non una, ma 1000 volte, soprattutto se è la finale di Wimbledon. Marin regge, si rialza e ci prova, tra una lacrima e l’altra. Eroico.

Federer da quello altro lato è costretto all’impassibilità: esternare il proprio dispiacere potrebbe costare caro alla propria partita.

È 6-1 Federer, quando arriva l’intervento dello staff medico per Marin. Antidolorifico e massaggio sembrano la sua ultima speranza.

C’è di nuovo una partita nel terzo set, con Federer che inizia a pensare seriamente alla coppa e Cilic che manda un segnale importantissimo: mai mollare.

L’antidolorifico è ormai in circolo quando l’appuntamento con la storia ha lasciato spazio a una Domenica da cocktail e racchettoni. Ma Cilic e Federer non lo sanno, soprattutto quest’ultimo che si accinge a chiudere le ultime speranze del suo avversario. Nessuna pietà dinanzi alla obbligata vittoria. Arriva il break. Si aspettano solo le braccia al cielo, che arrivano sul 6-4. Non ci sono più le parole per descrivere questo campione, che aiutato anche dalla sorte, trova l’epilogo più semplice del suo torneo. Meglio vincere lottando, ma questa vittoria è frutto di un cammino strepitoso, che non può che essere ammirato a bocca aperta e occhi lucidi.

Roger esulta pacato, mostrando il suo lato sensibile alla sfortuna del suo avversario. Cilic si congratula, ma c’è ancora tempo per degli straordinari titoli di coda. Dal box Federer appaiono le coppie di gemellini. Federer prova in tutti i modi a non commuoversi, ma non ce la fa. Il campione si fa uomo, ed è il regalo più bello che fa a questa giornata.

Piangere non è da deboli, se quelle lacrime sono miste a sudore e sacrifici.

“Se credi di poter andare lontano, puoi raggiungere i tuoi obiettivi” dirà durante la premiazione.

Banalità che detta da lui, ha un altro peso: il peso dell’essere umani. La bellezza di essere umani.

Roger Federer – Marin Cilic 6-3 6-1 6-4
P.S.: un ringraziamento speciale a coloro che hanno seguito il torneo su questo blog piuttosto che su siti più famosi. Grazie.

Tutti gli altri racconti del torneo:

DAY 1: I primi caduti e una nuova stell(in)a

DAY 2: Mistero Dolgopolov, look Lahyani: mamma non voglio giocare!

DAY 3: Tennisti una volta l’anno

DAY 4: L’importanza di chiamarsi Federer

DAY 5: Solo una “polpetta bagnata”

DAY 6: Il ruggito dei leoni

DAY 7: Di Muller, non ricorderemo solo lo yogurt

DAY 8: “Cade la pioggia ma che fa?” C’è il tetto

DAY 9: Lettera a Roger Federer: il Maestro

DAY 10 & 11: La solitudine dei numeri primi

DAY 12: La donna che batté Venere e vuole ballare con Federer

Video: Wimbledon è come una donna

“Lo sport è qualcosa che va oltre lo sport.”
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DAY 12: La donna che batté Venere e vuole ballare con Federer

Domani sera con chi vorresti ballare?
Dai Roger! Mi piace Cilic, seriamente, ma voglio vedere se Roger è così elegante anche quando balla.

Conferenza stampa.

La ragazza che ride è Garbine Muguruza e ha appena battuto nonna Venus, nella finale di Wimbledon, impedendole di diventare la campionessa slam più anziana di sempre.

E per un attimo è sembrato proprio che potesse andare così.

Venus Williams si muove bene per gran parte del primo set, dando l’impressione di essere leggermente al di sopra del livello di Garbine di oggi. Si muove bene, il suo volto non è contratto e sembra non accusare la fatica delle due settimane di gioco.

Due palle break arrivano al culmine di questa situazione sul 5-4.

La Muguruza non si scioglie, non crolla. Le annulla.

Da lì una serie di 8 giochi di fila: 7-5 6-0.

La partita di oggi è la conferma che un punto non è sempre assicurato, né è capace di far girare una partita. Perché quel punto della Venus poteva anche valere molto, ma sarebbe assurdo sminuire la prestazione della spagnola oggi sostenendo che tutto passava da quel semplice punto. Il tennis è come un accumulo fatto di sacrifici e sudore e l’accumulo di Garbine è arrivato sino a Londra.

Si è mostrata anche offensiva, nonostante il gioco da fondo da lei prediletto. È entrata in campo fredda, senza tremare. E adesso si è conquistata il suo ballo dei vincitori, quello con il vincitore del torneo maschile, che lei desidererebbe fare con il basilese per questioni di eleganza.

Bisogna aspettare domani per arrivare al fatidico ballo, nel frattempo non si può che ammirare la piccola luce spagnola che il caotico mondo femminile ha oggi sfoderato: Garbine Muguruza, classe ’93, spagnola. Segni particolari: campionessa (di Wimbledon).

 

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DAY 9: Lettera a Roger Federer: il Maestro

La fiamma gialla termina nel terreno senz’erba. Quel rimbalzo, quella palla, quel momento apparentemente futile all’occhio meno sensibile, è in realtà la consacrazione del campione Uomo, del quasi umano Perseo, che davanti ai miti non china la testa.

Appare tutto così mistico, il tuo gioco, tu semplice uomo.

Chi gioca a tennis, o ci ha giocato almeno una volta, sa cosa significa poter essere padroni del proprio corpo in un determinato spazio, non arrivando quasi mai a provare tale sensazione sulla propria pelle. Gioca, cercando quel brivido.

Quel brivido,  è però sensazione sfiorata, da chi ha la fortuna di guardarti movere come il migliore dei ballerini del teatro San Carlo su un prato più usuale a pratiche sportive che a danze e movenze dell’arte del corpo.

Ti chiedo: come fai?

Come fai ad apparire così calmo davanti alle turbolenze di una platea che turberebbe il più cruento dei gladiatori? Come fai a zittire il circo mediatico, che come un vero e proprio circo fa rumore e confusione, puntando il dito contro di te nei momenti peggiori?

Tu sei l’essenza delle cose belle Roger. Quelle che non vanno nel dettaglio, ma meritano il generico per rimanere così ampie da cogliere più campi: artistici, letterari, fantastici e… da tennis.

Il tuo fare, frutto di un lungo cammino, conserva la tua mente come in una bolla quando calchi i campi, e a suon di frustrate liquide beffeggi la storia, prima che i tuoi avversari.

Tu che hai conosciuto la storia, ma per dirla alla Pasolini, sei l’incarnazione della frase “Ma qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o quella che fa battere i cuori?”.

Umile fino al midollo, nonostante aerei e portafoglio ever full, hai la capacità di rialzare le tue spalle cadute, superando ogni volta il primo dei limiti: te stesso.

Quante partite avrai giocato sul soffitto di casa tua, ogni volta che desideravi di sognare tranquillo il migliore degli avvenire per la tua famiglia. Quella che ti ha curato il raffreddore tutta la settimana per portarti sin qui.

Se deve esserci qualcuno che venga nominato cittadino del mondo ad honorem per motivi artistici, quello sei tu. Uomo destinato al gioco, ma capace in ogni angolo di mondo, a sorprendere con la sua arte che non ha bisogno di pennelli, ma di racchette e sensazioni.

Emozioni.

Emozioni.

Se dovessero chiedermi cosa penso di te, risponderò così, incurante di curar forma, parole e sensi.

Ne basta una, che ne valga per 1000 e una notte. Un’altra notte di sogni, attese e, appunto, emozioni.

Grazie.

Per chi non l’avesse capito Roger Federer è in semifinale al torneo di Wimbledon. Lo svizzero, delizia il Centre Court del sapore della rivincita e di un tennis per certi versi, inaffrontabile. Milos Raonic per due set ha quasi i mal di testa, e nella sua espressione dopo ogni prodezza dello svizzero, sembra voglia dire: ma mi sta spazzando via? Raonic sembra un giocatore normale al servizio, ma non solo per statistiche, bensì per il modo con cui Federer affronta i suoi turni di battuta: spavaldo ed efficace. Sui box la sfida è Riccardo Piatti – Ivan Ljubicic. Storie incrociate con il canadese, ma con Ivano ormai Virgilio della nuova carriera di Roger. Nel terzo set è il miglior Raonic che si possa chiedere: arriva a palle break più volte, si regala il tie-break e conduce nell’equilibrio dei 6 giochi a testa, con 3 punti a 0.

È il momento della verità. Roger rimonta sino al condurre 4-3, poi la magia. Raonic attacca in lungo linea coprendo alla grande la rete e beccando un pezzo di riga.

Roger dal canto suo, di dritto vede la serratura. È il punto che lo porterà a chiudere. È il punto che gli regala, il volto del favorito.

Favorito numero 1 date le sconfitte dei preferiti dal ranking. Il primo a cadere è Andy Murray in cinque set contro Sam Querrey. Murray potrebbe portare la sfida a casa, ma il suo corpo dice no. Nessun vero rimpianto per un’anca sbilenca, troppo dolorante per competere con lo zio Sam. Querrey la spunta al quinto vincendo gli ultimi 2 set con agevole doppio punteggio di 6-1.

Il secondo è Novak Djokovic. Giornata da pronto soccorso per la Londra verde. Novak completa il primo set perdendo al tie-break con l’esperto ma sfavorito Tomas Berdych. Sul due a zero per il ceco, Nole si ferma: col braccio dolorante e chi non trova più stimolo nel giocare. Affronterà Federer

Muller è l’osservato speciale del campo 1. Potrà Gilles confermarsi non solo meteora? Sicuramente il primo set gli permette di discostarsi da questo titolo. Ma di fronte ha Marin Cilic, che negli occhi ha un altro titolo. Quello sognato più volte da ragazzino, ovvero quello del torneo di Wimbledon. Marin è l’underdog di ogni torneo importante. Un tennista capace di rivelarsi dominatore di terra e aria quando arriva in fondo. E lotta con Gilles, nella battaglia dei colpi potenti scorgendo la vittoria al quinto. Se la vedrà con Querrey.

Parlare di pronostici veri e propri, è roba da opinionismo quando si arriva in fondo a questi livelli di gioco. Potrebbe esserci la finale delle sorprese tra Querrey e Berdych, la finale dei tennisti più forti  Federer e Cilic o un miscuglio delle due. Ma questa è roba da conti matematici, e nonostante le ripetute logiche e schematiche del gioco, a spuntarla saranno sempre le emozioni, che fanno battere i cuori, prima che le mani.

Sam Querrey – Andy Murray 3-6 6-4 6-7[4] 6-1 6-1
Marin Cilic – Gilles Muller 3-6 7-6[6] 7-5 5-7 6-1
Roger Federer – Milos Raonic 6-4 6-2 7-6[4]
Tomas Berdych – Novak Djokovic – 7-6[2] 2-0 ret.

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DAY 8: “Cade la pioggia, ma che fa?” C’è il tetto

Dopo una settimana di sole stupendo, le nuvole di Londra sono tornate a fare la loro dolce presenza sui campi di Wimbledon.

Per la gioia del tetto, spesa non indifferente dell’All England Club.

Giornata di tennis femminile, ma ad aprire le danze sono Novak Djokovic e Adrian Mannarino. I due, sono stati costretti a giocare con un giorno di ritardo per via della sfida infinita tra Muller e Nadal di ieri.

Djokovic appare solido per tutto il match, che porta a casa in tre soli set. Mannarino è un giocatore che si adatta bene all’erba, ma il suo gioco nulla può contro il serbo in giornata. Adrian ottiene il controbreak nel secondo set che porta al tie-break dove è in vantaggio 5-2. Ma Nole non gli da più scampo. 5 punti di fila e partita in discesa. Novak è ai quarti, dopo una stagione deludente per i suoi standard: riuscirà a rimetterla in piedi grazie a Coach Agassi? Vedremo. Nel frattempo dovrà vedersela con Tomas Berdych, con il quale il parziale di incontri vinti è di 25-2. Novak perse col ceco proprio a Londra nel 2010, anno in cui raggiunse la finale. Berdych le proverà tutte, questo è certo.

Se il quadro dei quarti di finale è completo, nel torneo femminile è già tempo di semifinale. Jelena Ostapenko ne è uscita con le ossa rotta e l’ego ridimensionato da questi quarti di finale. La lettone, vincitrice a sorpresa del Roland Garros contro Simona Halep, è stata sconfitta dalla 37enne Venus Williams. Venus vuole chiudere la carriera in bellezza,ed è sulle ali dell’entusiasmo di questi Championships, ma adesso ha davanti a sé uno scoglio quasi insormontabile: la britannica Johanna Konta.

Ma quanto gioca bene la Konta? La padrona di casa dopo 29 anni porta una britannica in semi e elimina in una dura battaglia Simona Halep, che è stata a due punti dal match e dalla vetta ATP, che adesso andrà alla Pliskova. Certo è, che, il tennis femminile ha le sue stranezze nel ranking.

Chi al momento non ha interesse per il numero 1 mondiale è Garbine Muguruza. Garbine, domina la veterana Kutsnetsova e affronterà la Rybarikova, che ha concluso il suo match sul centrale con Coco Vandeweghe, dopo ben 3 ore e mezza di interruzione. La Muguruza esprime un gran bel tennis e inizia a credere possibile il miglior traguardo. La Rybarikova dovrà rimettere in sesto le energie dopo la vittoria al terzo di oggi, se vorrà avere possibilità di regalarsi la sua prima finale a Wimbledon.

Piove a Londra, ma il tennis, grazie alle nuove tecnologie, sa regalarci comunque grandi emozioni. Anche al chiuso.

Novak Djokovic – Adrian Mannarino 6-2 7-6[5] 6-4

Venus Williams – Jelena Ostapenko 6-3 7-5
Johanna Konta – Simona Halep 6-7[2] 7-6[5] 6-4
Garbine Muguruza – Svetlana Kutsnetsova 6-3 6-4
Magdalena Rybarykova – Coco Vandeweghe 6-3 6-3

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DAY 7: Di Muller, non ricorderemo solo lo Yogurt

È tempo che la luna inizi a fare la sua seria presenza in questa prima serata inglese. Un uomo, sulla 30ina, sta firmando autografi con il volto provato.

L’uomo in questione da l’impressione che ben presto tornerà ad accogliere nuovi sorrisi. Lui, è Rafael Nadal, spagnolo, eliminato al quarto turno dal suo avversario Gilles Muller, nella 140esima edizione dei Championships.

Una vera e autentica battaglia, terminata a favore del lussemburghese 15-13 al quinto set. Un quinto set che ha lasciato attaccati al maxi-schermo gli appassionati della vecchia Henman Hill, oggi Murray Mound. Impossibile staccarsi dallo schermo. Farlo equivarrebbe all’interrompere una cura di antibiotico durante un’influenza.

Gilles esce veloce dal campo, ai microfoni dirà:

“non sono ancora consapevole di cosa ho fatto” riferendosi alla vittoria.

Ma lo sguardo rimane ancora per un po’ su un campione di sportività, uno di quelli che non accetterà mai dentro di sé, l’idea di perdere, mostrando oggi uno dei momenti più puri di questo torneo.

Tornando alla partita, oggi non c’è stata Federer-Roddick o Isner-Mahut che tenga. Partite rimaste nell’immaginario collettivo come autentiche e vere battaglie di punteggi e nervi. Ma quella di oggi, è una vera e propria contraddizione tennistica: due tennisti più diversi di così sullo stesso campo non potevano esserci. Nadal è il tennis 2.0, tennista dai movimenti atipici, punta tutto sul corpo, sul modo anomalo di colpire la palla che gli garantisce un top unico al mondo. The king of Clay è il migliore difensore del gioco da fondo. Dall’altra parte della rete, Gilles Muller è un tennista che ha appena raggiunto la vera maturità del suo gioco, a 34 anni e sulla sua superficie preferita, l’erba. Il lussemburghese è un giocatore da due,tre colpi, un uomo da serve & volley, simile a Nadal solo nell’essere mancino. Rod Laver, storico campione dell’era pre-open, si congratulò con lui a Sydney per come tenesse in vita un gioco ormai scomparso da anni.

È una partita da raccontare come la sfida Ashe-Graebner raccolta nel libro “Tennis” di John McPhee, partita non importante al punto da decretare il vincitore del torneo, ma per l’autore una sfida tra mondi diversi, facce diverse dello stesso mondo.

Nadal è un trattato di psicologia, ma oggi Muller è la contrapposizione a qualunque tipo di psicoanalisi.
Se avete dubbi su quale sia lo sport più vicino a trionfo e sconfitta, equilibrio e pazzia: beh, dopo oggi non avrete più nessun dubbio.

La giustizia tennistica dimostra oggi, che tutti devono avere una bestia nera, un avversario che ci insegni a perdere. Gilles Muller che aveva già vinto contro Nadal, è per Rafa quell’avversario.

Quando l’ultima palla termina fuori, Muller è impassibile: sorride e basta. Nadal scatenato per tutta la partita, ha il capo chino, ma ne esce a testa alta. Le ha provate tutte, ma come batti un avversario che si è dimenticato come si perde?

Potrebbe recriminare per una palla break clamorosa che il giudice chiama fuori, ma che l’hawk eye fa ripetere. Ma non lo fa. Non ne vede l’utilità. Un punto che gli avrebbe cambiato la giornata, ma non cambia il suo modo di fare.

Gilles Muller contro Rafael Nadal è la duplice immagine di questo sport: conta sì vincere, ma non solo nel punteggio. Anche nella vita, anche con se stessi.

Quasi passa nel silenzio la prestazione di Federer sul campo centrale. Lo svizzero incanta letteralmente contro un Dimitrov rassegnato a un ardua sentenza: come puoi giocare contro un giocatore a te simile, ma che fa tutto meglio di te?

Roger fa invidia al mondo tennistico per il modo impeccabile in cui arriva a questo punto della sua incredibile carriera. Adesso sente più vicino il sapore di quell’ananas d’oro, che maestoso è il simbolo che aleggia sulla coppa del torneo.

Un anno fa l’immagine di Roger Federer su questo campo è quella di uno sportivo finito, al tappeto, infortunato dopo un torneo straordinario. Contro di lui quel giorno c’era Milos Raonic, che ritroverà Mercoledì, ai quarti di Wimbledon.
Il canadese supera Zverev in cinque set e adesso potrà solo sperare in una giornata storta del suo avversario, per cancellare i sogni del basilese.

Murray supera Paire, ma la sua partita si vince da sola: Benoit Paire, è il quarto avversario “particolare” del britannico. Adesso Querrey. Altro match alla sua portata. Ma Cilic, che affronterà Mago Muller, è l’ipotetico sfidante nella sua semifinale.

Ma mai dire mai, così come potrebbe sostenere Tomas Berdych, finalista nel 2010 e autore di una battaglia vinta contro Dominic Thiem. Vittoria in 5 e ritorno ai quarti dopo anni.

Djokovic e Mannarino chiuderanno domani il quadro degli ottavi del torneo di Londra. Nole è l’incognita X, colui che può dettare il bello e il cattivo tempo di questo Wimbledon. Un ipotetica semifinale con Federer, si preannuncerebbe come finale anticipata, ma tutto è ancora aperto per i tennisti rimasti in gara.

Se c’è una cosa che ci ha insegnato oggi Gilles Muller, è che tutto nel tennis può succedere.

Andy Murray – Benoit Paire 7-6 6-4 6-4
Sam Querrey – Kevin Anderson 5-7 7-6 6-3 6-7 6-3
Gilles Muller – Rafael Nadal – 6-3 6-4  3-6 4-6 15-13
Marin Cilic – Roberto Bautista Agut 6-2 6-2 6-2
Milos Raonic – Alexander Zverev 4-6 7-5 4-6 7-5 6-1
Roger Federer – Grigor Dimitrov 6-4 6-2 6-4
Tomas Berdych – Dominic Thiem 6-3 6-7 6-3 3-6 6-3
Novak Djokovic – Adrian Mannarino è rinviata a domani, ore 13, Campo Centrale.

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“Match point” pensa Ashe. “Non forzare”. Servizio micidiale di Graebner in rete, seconda sul rovescio di Ashe. Quella palla è la partita. Ashe Apre. La tentazione è troppo forte. Colpisce con tutta la forza che ha. Gioco, partita, incontro per il tenente Ashe. Che finisce il colpo in punta di piedi, con le braccia aperte, verso il cielo. (tratto da “tennis” di John McPhee).

DAY 6: Il ruggito dei Leoni

[Implacabile l’arbitro afferra la palla al volo che rimane professionale e impassibile: in campo c’è Federer, viene da pensare, meglio non sfigurare!]

Si dice che l’urlo dei leoni arrivi per intensità a 114 decibel. Un urlo umano, ovviamente, non arriva a tale potenza, ma è di certo capace di intimorire allo stesso modo. Nei contesti giusti si intende.

Ne sanno qualcosa Novak Djokovic e Roger Federer, che oggi a turno, nel contesto del centrale di Wimbledon, hanno provocato non poche insidie negli equilibri interiori di Ernests Gulbis e Mischa Zverev. Con le loro grida, nel momento di difficoltà, colorano il termine campione della sua vera essenza. Non è la mera capacità tennistica a renderli campioni, ma un insieme di particolari che crea l’eccezionalità della loro specie.

Djoker è il primo a fare il suo ingresso, accompagnato dal nuovo coach André Agassi. Il viso di André nasconde in ogni ruga il ricordo dei sacrifici compiuti nella sua lunga carriera e Nole, sembra ne faccia tesoro più del patrimonio tennistico dell’americano. Il serbo rispolvera dall’armadio una grande dote canora da campo, segno di un atteggiamento da spalle dritte, per portare a casa la partita di oggi.

Gulbis aveva con sé tutte le armi per battere oggi Novak Djokovic e il primo set ne è la testimonianza. Il primo parziale dice 4-2. Nonostante la classifica, mi sento il numero 1 del mondo aveva detto in una recente intervista il lettone, e per mezz’ora fa risuonare a filo d’erba questa affermazione. Eppure, il motivo dell’assenza dalle vette mondiali di Gulbis è ben presto spiegato: discontinuo, riceve un parziale di 10 giochi a 1. Nel terzo set, rimette in sesto servizio e dritto, ma è troppo tardi. Novak è imperturbabile. 6-4 6-1 7-6(2) il punteggio finale.

Gulbis.
Ennesimo talento incompiuto. Ma come è possibile?

Chiedere a Roger Federer, mr canalizzazione della rabbia. Uno che sfasciava racchette da ragazzo scaraventandole a terra e che oggi, con quello stesso attrezzo, accarezza la palla con la stessa sensibilità con la quale ogni donna desidera una carezza dal suo uomo. Roger subisce il controbreak nel primo set da un ottimo Misha Zverev, e arriva al tie break con non poche difficoltà. Il “komm jetzt!” è costante nel finale del primo set, ma da lì in avanti, il leone calma il ruggito e delizia il pubblico. Colpo dopo colpo, Roger è bellissimo da vedere, e se ne accorge quando nel terzo set tira qualche sorriso insieme a qualche trick da repertorio.

“Mi sono divertito molto” ha esordito Roger dopo il Match. Alla domanda sul suo prossimo avversario (Grigor Dimitrov) ha risposto: “Sono pronto per una partita difficile. Ogni volta che affronto Grigor, è più forte della volta precedente. E adesso, è nell’età perfetta.”

Perfetta al punto di ricevere il famoso passaggio delle consegne? Chiedetelo direttamente a Grigor, oppure aspettate Lunedì per conoscere la verità. Dimitrov, amico dello svizzero, è espressione tennistica cristallina del tour, con un tennis simile al suo prossimo avversario, tanto da essere ribattezzato Baby Fed. Eppure manca l’ultimo salto di qualità. Grigor non è più così baby e darà il meglio di sé per riuscire contro lo svizzero. Consigliata la visione Sampras – Federer del 2001, prima della partita di Lunedì al bulgaro.

Thiem supera l’americano Donaldson in tre set, e continua a esternare un tennis delizioso a dir poco. Tra i favoriti.

Anche Raonic si ritaglia un posto agli ottavi. Il finalista dell’anno scorso ha superato lo spagnolo Ramos Vinolas e chissà se riuscirà a proteggere i punti della finale. Mannarino supera in 5 set Monfils e si assicura la sfida con Djokovic in ottavi. La sfida tra i due ex top ten BerdychFerrer va agilmente al ceco. Alexander Zverev, invece, è lo Zverev vincente di casa. Oggi, Sasha mantiene alto l’onore di famiglia, e batte l’austriaco Ofner.

La sera su Londra cala lenta. Tanto lenta quanto la velocità dei sogni. Marcus Willis è un sognatore prima che un tennista. Maestro di tennis, stava scegliendo definitivamente questa professione quando convinto dalla fidanzata, ha preso parte al torneo di qualificazioni di Wimbledon dell’anno scorso. Torneo superato, ma non è finita qui. Marcus vince il primo turno assicurandosi la sfida con sua maestà Roger Federer. All’epoca Marcus era classificato oltre la 700esima posizione mondiale. Oggi i suoi numeri sono leggermente migliorati, ma non ha smesso sicuramente di sognare. Marcus in coppia con Jay Clarke, elimina la coppia campione in carica del torneo di doppio Herbert / Mahut e chissà quale sarà il suo prossimo sogno.

A volte è proprio vero: meglio inseguire i propri sogni, che perderli per strada.

Jay Clarke / Marcus Willis – Pierre-Hugues Herbert / Nicolas Mahut 3-6 6-1 7-6(3) 5-7 6-3

Novak Djokovic – Ernests Gulbis 6-4 6-1 7-6(2)
Roger Federer – Mischa Zverev 7-6(3) 6-4 6-4
Dominic Thiem – Jared Donaldson 7-5 6-4 6-2
Grigor Dimitrov – Dudi Sela 6-1 6-1 ret.
Milos Raonic – Albert Ramos Vinolas 7-6(3) 6-4 7-5
Adrian Mannarino – Gael Monfils 7-6 4-6 5-7 6-3 6-2
Tomas Berdych – David Ferrer 6-3 6-4 6-3
Alexander Zverev – Sebastian Ofner 6-4 6-4 6-2

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DAY 5: Solo una “Polpetta Bagnata”

Esiste un mondo parallelo dove Fabio Fognini ha canalizzato la sua rabbia in grinta, è numero 1 da svariati anni, e le palle corte in recupero si giocano lungolinea.

È di certo un mondo che al Genovese non dispiacerebbe, ma scomodare questa realtà, significherebbe rinunciare alle emozioni di oggi pomeriggio.

Fabio Fognini è stato sconfitto nell’ultimo match del centrale, dal padrone di casa Andy Murray, ma a detta di coach Barazzutti e non solo, Fabio ha giocato sicuramente meglio del suo avversario. Fabio è crollato al quarto set dopo una partita che l’aveva visto ricevere un penalty game, subire le punzecchiature del suo avversario e chiamare numerosi Hawk Eye sbagliati. Fabio sul 5-3 del quarto, ha due set point sul proprio servizio. Perde il primo, ma è il secondo ad avere in sè qualcosa di tragico. Si ferma, convinto di poter chiamare il falco, dimenticando di averne finiti. Perde il set point per punto disturbato ma non cede: ne avrà un altro sul 5-4 servizio britannico. Murray si limita al minimo, Fabio ha perso la brillantezza in virtù di una situazione psicologica poco facile. Fallisce, ed il pallino del gioco passa nelle mani del numero 1 del mondo.

Il rammarico c’è, eccome, per il Fogna, capace di battere Murray quest’anno agli Internazionali di Italia. Se solo uno di quei set point si fosse realizzato avremmo raccontato un’altra storia. Per colpa di una polpetta bagnata ha urlato Fabio a inizio secondo set, lamentandosi di un punto perso. Se solo una polpetta bagnata si fosse trasformata in punto, Fabio.

Probabilmente in quel mondo parallelo, sarà Rafael Nadal a spaccare racchette a destra e manca. In questo qui, invece, Rafa Nadal è il favorito numero 1 dopo la prima settimana di Wimbledon. Rafa batte in tre set il russo Khachanov, autore di un ottimo crescendo durante la partita. Inutile mandarle a dire, il russo tira forte e cerca il lungolinea seguito dalla volèe quando possibile. È la sua strategia, che trova riscontro appena Nadal cala fisicamente. Rafa però rimane attento a non lasciarsi breakkare e al terzo set la spunta al tie break. Affronterà Gilles Muller.

Nishikori cade col professore del tennis Roberto Bautista Agut. Lo spagnolo ha remato tantissimo per tutta la gara, dove Kei ha mostrato parecchi limiti, probabilmente anche fisici. Tsonga continuerà domani la sua partita contro Sam Querrey, autore a Londra dell’exploit di un anno fa. L’americano che aveva sconfitto un anno fa Novak Djokovic, è fermo sul 6-5 del quinto set contro il suo avversario. Senza break, servirà per primo il francese. Marin Cilic continua la sua traversata silenziosa superando Steve Johnson. Farà parte dei giochi della seconda settimana anche Benoit Paire che ha eliminato il gigante Janowicz. Affronterà Murray, ma… quante teste calde per il britannico?

All’All England Club rimane l’ultimo giorno della prima settimana per concludere il quadro di chi farà parte degli ultimi 16 contendenti alla coppa più ambita del panorama tennistico mondiale.

Ma uncinate spagnole a parte, è ancora troppo presto, per prevedere chi sarà il campione di quest’anno.

P.S.: menzione più che dovuta a Vika Victoria Azarenka, che estromette Heather Watson dopo una grande battaglia nel primo match del centrale. Al terzo set la Watson perde troppe volte il servizio e la neomamma Vika festeggia con una gran vittoria il suo rientro. Sotto gli occhi di un attento David Beckham, e un pubblico decisamente a sfavore.

Victoria Azarenka – Heather Watson 3-6 6-1 6-4

Andy Murray – Fabio Fognini 6-2 4-6 6-1 7-5
Rafael Nadal – Karen Khachanov 6-1 6-4 7-6(3)
Marin Cilic – Steve Johnson 6-4 7-6(3) 6-4
Gilles Muller – Aljaz Bedene 7-6(4) 7-5 6-4
Roberto Bautista Agut – Kei Nishikori 6-4 7-6(3) 3-6 6-3
Benoit Paire – Jerzy Janowicz 6-2 7-6(3) 6-3

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