Qualunquisti, europeisti e schiavi

Qual è il desiderio di ogni uomo?
Quali sono i desideri del cittadino?

Domande a cui è difficile rispondere, soprattutto in base al ruolo che ognuno di noi ricopre nella società.

“Il termine ruolo deriva dal teatro, anticamente gli attori, sul palco, leggevano le proprie battute da un foglio di carta arrotolato denominato rotulus, in latino. Il termine rende bene l’idea della parte che ciascuno recita sulla scena della società, conformandosi alle aspettative ed alle regole stabilite.
Nella maggior parte delle situazioni possiamo prevedere il comportamento degli altri e dare alle nostre azioni una forma conseguente.”

Il potere logora chi?

Ognuno di noi desidera probabilmente fare a meno di un ruolo ben stabilito. Ciò si lega con il desiderio di successo, economico o sociale, che è spesso parte integrante di nostre molte decisioni, le quali spesso non regalano i risultati sperati.
Una lotta tra “poveri” per dirla con i termini dei “ricchi” e dei “potenti”, due delle classi più odiate da chi proviene dal basso. Perché?
Il motivo è facile da trovare: una mancata distribuzione della ricchezza tra tutti i cittadini e un’ attribuzione dei diritti e dei doveri legata piuttosto al luogo di provenienza che a motivi meritocratici.
La nostra non è una società meritocratica, e su questo non ci piove.
Da qui la suddetta “lotta tra poveri”, nasce. Masse ragionano da schiavi, che odiano i loro padroni, ma li ammirano e desidererebbero essere al loro posto.

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Una classe di giovani schiavi

E allora si è gestibili. Una massa fatta di pulsioni consumistiche, agitata a destra e sinistra dalla classe dirigente.
L’Italia non sfugge a questa logica. Il nostro è un paese che vive un periodo storico figlio di malsane gestioni sin dalla propria unità nazionale e che al momento giusto, cerca il nemico da esorcizzare, in base a ciò che gli viene promesso e ciò che gli viene dato in pasto.

Oggi siamo diventati così, sulla questione immigrati. Figli della terza repubblica, diventati attivisti qualunquisti grazie alla rete e ad una mancata sensibilizzazione al contesto, abbiamo estrapolato i nostri diritti dal web, e sullo stesso web abbiamo affermato il nostro desiderio di dire la nostra, che altro non è, che il potere di prevalere e di ottenere ciò che non si ha: poltrona e dignità di cittadino.
Una nave con più di 600 persone affanna le cronache nazionali per essere stata rifiutata dai nostri porti, con la motivazione che l’Europa ha dimenticato il Bel Paese, in seguito al trattato di Dublino che sancisce il dovere, al paese in cui attraccano i migranti, di dover gestire la questione immigrati smistandoli nelle proprie città.
Da qui proviene la tratta illegale, come dicono i nostri vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini, da eliminare secondo uno dei loro 20 punti del Governo del Cambiamento.
Ma questo problema poteva essere gestito diversamente? Sì.
È stato dimenticato, o non valutato di meritevole attenzione, che su quelle navi c’erano vite umane da rispettare tanto quanto noi.
Invece la condanna. L’immigrato nemico come in campagna elettorale, ora è un motivo per farsi sentire in Europa, dimenticando che quegli immigrati, non trovavano la cosiddetta “pacchia” in Italia.

“Ci siamo solo dimenticati di aggiungere che molte di queste vite salvate le abbiamo poi abbandonate a esistenze miserrime, negli angoli dimenticati delle nostre città, se non direttamente alla schiavitù degli agri pontini o calabresi.”

Giocare con le vite umane ora è legittimato, tramite il nostro odio per loro, che alla fine è diventato una semplice alternativa all’odio che proviamo tra noi cittadini stessi.

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Opposizioni che fanno solo rumore

In un certo senso la cosa ha funzionato: la nave attraccherà in Spagna. L’Europa in tutto questo continua a vacillare e il senso umanitario dello stesso continente è in bilico, come il senso di pace che ha contraddistinto a tratti, il periodo post-bellico delle guerre mondiali nel vecchio continente.
E se L’Italia avesse investito nell’accoglienza? Se avesse investito maggiore forza lavoro nello smistamento degli immigrati? Se avessimo ricordato che “prima gli italiani” avrebbero potuto guadagnarci da una giusta collocazione degli stessi immigrati nel nostro paese?
Invece no. Abbiamo lasciato correre il mercato illegale, finché il populismo politico dei nuovi partiti dominanti ne ha fatto un motivo per diventare establishment, condannando le altre classi dirigenti, che tutto sommato tanto diverse non erano. Le stesse che ora chiamano le nuove con questa parola: establishment. Sembra quasi una parolaccia in bocca a Renzi, sia per l’Inglese che per il senso attribuitogli.

Opposizione: il vecchio potere critica il nuovo, per un assalto all’Europa ma non a quei poveri migranti. Poco importa se è impossibile “Aiutarli a casa loro”. L’importante è che facciano parte delle campagne elettorali, da una parte e dall’altra.

Davide ha sconfitto Golia

Le istituzioni creano schiavi nelle scuole, nelle università, sui posti di lavoro.
L’odio comune per queste è evidente, ma non se ne puo fare a meno, le si accetta, le si incorpora, le si ingloba, in un meccanismo perverso, dove sei uguale agli altri, ma gli altri li devi sovrastare per essere migliore.
Un ragionamento senza senso, ma che trovò risposta e avversità nel 1944, da Guglielmo Giannini e il suo giornale L’Uomo Qualunque, che porterà all’omonima fondazione del Fronte dell’Uomo Qualunque.

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Il partito riscosse successo al grido “abbasso tutti”. Io in primis, ammetto che un’idea simile dopo il fascismo era geniale, nonostante subì essa stessa accuse di vicinanze a logiche filofasciste.
Direi piuttosto anti-politiche, se non fosse per i continui schieramenti prima a destra e poi a sinistra del Fronte qualunquista, che ne portarono all’inevitabile scioglimento nel ’48. Era diventato un partito come gli altri, e questo era in contrasto con la loro stessa ideologia: fine del consenso popolare.
Oggi inutile raccontare la somiglianza col Movimento 5 Stelle, ai suoi scambi di poltrone, alle sue continue frasi incoerenti su alleanze e idee. “Davide contro Golia” ha scritto Luigi Di Maio riguardo ai candidati M5S presenti alle recenti elezioni comunali, e mi chiedo cosa sia rimasto di Davide, se questi oggi è più alto di Golia e gli ha stretto la mano, piuttosto che darla ai cittadini su cui issarsi per sconfiggere il gigante.
Oggi il gigante è al loro fianco, Matteo Salvini, che li ha cambiati con l’ausilio della logica da Palazzo, profondamente, dopo anni e anni di populismo che per una volta aveva iniziato ad avere accezione positiva.

Giannini del suo movimento terminato nel 1948 disse:

“Il prototipo dell’uomo qualunque era mio padre, che valeva cinquanta volte più di me ed era cinquanta volte più povero. Comprai la casa a lui e a mia madre, ma loro vi morirono. Quando gli diedi la casa morirono, proprio come l’uomo qualunque morì quando gli diedi la poltrona di deputato”

Ed ora siamo di nuovo qui. Punto e da capo. La politica ci ha ancora delusi.
Nessuno mai sara dalla parte del popolo se non il popolo stesso. Il popolo di tutto il mondo, fatto da persone e non da pedine. Quello fuori dai grandi palazzi, abbandonato all’odio e a se stesso.

Immigrati

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La Ruspa Premier, la Speranza Di Maio e l’assenza della Sinistra

Andare via, restare, partire, a malincuore ricominciare.
In tanti si chiedono cosa fare e cosa accadrà: un governo populista?
Beh, anni fa per questa parola hanno lottato.
“Potere al popolo” era il grido, come il nome del partito che oggi rappresenta l’ideale di sinistra preferito dai giovani.
“Io un voto così giovane non l’avrò più” penso. E mi rattristo.
Mi rattristo a pensare che chi è vicino al popolo lo fa solo sulla cresta dell’onda.
“Ma sei pro-sinistra?” qualcuno mi chiederà. No, non sono né pro-sinistra, né pro-destra, e vi confesso che la parola populista, prima di essere ingabbiata in termini come razzista, bigotta, fasulla,… mi piaceva.
Mi piaceva quando di politica non mi interessavo, ma di idee mi cibavo. Di nascosto guardavo V per Vendetta, filmati di Allende e sognavo lavoratori meno scontenti. Sognavo di passare più vacanze con papà, la mamma e tutta la famiglia.
Articolo 1 della Costituzione Italiana:
“l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.”
Sul lavoro, ma non sulla felicità. Magari fosse stata la felicità. Non avremmo dovuto preoccuparci di avercelo quel lavoro. Il lavoro non lo puoi trovare sempre, la felicità, invece, almeno ogni tanto sembra che ce l’hai.
Ma non sono di sinistra. Non sono di sinistra perché la sinistra è solo un desiderio che devi coltivare: “i bambini sono di sinistra” e i politici fanno i politici. Mica si può ascoltare il vagito di tutti?
Non sono di sinistra perché ho votato e sono sempre stato dalla parte dei 5stelle, soddisfatto, col sorriso a 32 denti, come se stessi io in prima fila. Ma l’ho fatto incazzato, perché come ha scritto un articolo del Corriere, contrario al partito stesso, ma cogliendo il punto: “«Avimmo ‘a sfucà tutt’ ‘o tuosseco ca tenimmo ncuorpo».
Sì. Nu ntuosseco, che dura da 150 anni e passa.
Ho votato per l’assistenzialismo? No. Ho votato perché era l’unica realtà? Un po’ sì. Non ci stava la sinistra, era sepolta quella.
Il mio è stato un voto di speranza. Un voto che mi ha quasi emozionato e commosso più della fine degli esami all’università.
Ma non posso parlare di vittoria. Il sistema è caduto sì, ma si è rialzato, più brutto di prima.
Si è rialzato con la faccia di plastica di Silvio Berlusconi: brutta, triste, ripugnante come quella che si arrabbiava con Enrico Mentana.
Si è rialzato con la faccia di Matteo Renzi: stanotte ha perso, ma ha anche vinto con se stesso. Era troppo importante dare dimostrazione di forza: chi non cade si rialza! È pronta la poltrona ribaltabile Matteo. Beato chi so fa er sofà.
Si è rialzato con la faccia di Matteo Salvini, narrastorie di professione, capace di essere il primo ufficialmente a calciare nel deretano berlusconiano, come mai nessuno. Ora non resta che guardarsi attorno e raccattare neopopulisti come lo spazzatore delle 7 di mattina che stacca gomme spiaccicate da terra lasciandone i resti. Quei resti poi se li magnano gli uccellini, cioè noi. Cioè quelli che quando ora vedono un immigrato col telefono in mano, possono tranquillamente digitare il numero VERDE. Scusate la battuta e il maiuscolo.
Di Maio, Di Battista, e “Di” Grillo mi fanno gran simpatia. Ho votato anche per questo, non lo nego. Ma ho votato loro soprattutto per la trasparenza. La trasparenza che potrebbe occultarsi in breve tempo, ma nella quale valeva la pena credere in mancanza di alternative.
Ma nemmeno la trasparenza momentanea paga. L’unica cosa che paga e si paga e l’intelligenza e il voto.
Connubio perfetto per la destra e il PD: in Comune, davanti a me, hanno venduto il voto per qualcosa che vale come “popcorn e patatin”.
Ma non me ne andrò da questo paese comunque vada.
Non mi lamenterò per così tanto tempo qualora dovesse accadere il peggio.
Scriverò soltanto un po di più.
Cercherò di coltivare qualche idea, con la speranza che fare il proprio dovere, ovvero PENSARE, sarà la piccola soluzione per questo enorme problema: in Italia si vota il razzismo.
Pensare per poi fare.
E se proprio dovesse accadere Salvini Premier…col cazzo che mi staccate dalla mia terra. Siete convinti possa spaventarmi una ruspa? Non mi ha spaventato crescere in una periferia abbandonata da tutto e da tutti, figuriamoci se mi spaventa la lega…Nord.
Mattarella, siamo nelle tue mani.
di maio salvini
(fonte foto in evidenza: Il Tempo)