L’ultimo clown di questo circo: Federer vince gli AO

Come colpire la palla è l’insegnamento principale che un maestro di tennis deve apportare ai suoi allievi.
Nessuno però, può insegnare le emozioni che si legano a quei fili di Nylon involontariamente, come una magia spontanea che si rivela ogni volta.
Ogni volta che un tennista come Roger Federer scende in campo. Unico esemplare del suo genere.
La partita con Marin Cilic è la ciliegina sulla torta a quelle infinite domande che ci si può porre. “Ma ancora ci riesce?” è la domanda principale che invade gli schermi.
La risposta è il Norman “Trophy”, la coppa figlia degli Australian Open, la coppa che Ashley Cooper, campione qui nel ’57 e nel ’58 e australiano di nascita, consegna ad un Federer super emozionato.
Non è il primo Slam che vince, ma il ventesimo. Calcolando che in ogni anno se ne giocano 4, la statistica impressiona ancor più del lato umano di Federer. Il lato umano che un appassionato più attento identifica con il Federer versione Oldani della pubblicità della Barilla. Fa il giro del mondo tra foglie di basilico e colpi in controbalzo, ma ancora riesce ad avere umiltà (fine gara) e rabbia (col giudice di linea) delle prime volte.
“Sarebbe bello poter rivivere tutto come fosse la prima volta” aveva detto prima di incontrare l’astro nascente Hyeon Chung in semi. Oggi è ancora la prima volta sottoscriviamo noi.
Vorrei analizzare la partita tecnicamente e tatticamente, ma sarebbe trasformare quello che è stato un misto tra pugilato, tennis e scacchi in un semplice relegato di parole che non conoscono l’emozione del “io c’ero”, quello che da casa o dal vivo puoi esclamare grazie alla diretta tv ( che dopo anni di università in Comunicazione ancora non capisco come funziona). E allora la si rimanda ai prossimi giorni, quando in campo ci saranno i classici tentativi di emulazione dei bambini o dei più grandi. La si rimanda dove è finita la partita di cui scrissi contro Del Potro agli Us Open e che non ebbi nemmeno la voglia di pubblicare. La si rimanda perché, questa vittoria dal sapore di moto perpetuo, nasce, muore e rinasce in un brivido di una lacrima trattenuta. Una di quelle che lo svizzero non ha saputo trattenere.

“Abbiamo bisogno di un clown in questo circo” aveva esclamato Roger Federer riferendosi al mondo legato al suo sport.
Direi che il clown ora l’abbiamo, e oltre a far ridere, sa anche commuovere.

(Foto in evidenza SI.com)

Per i più fanatici, il commento di Federer in inglese durante la premiazione qui

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DAY 13: L’Happy Ending Federeriano è un invito alla vita

Il sorriso è quello di un papà, che come consigliava una canzone degli Stadio, non deve piangere mai. Quel papà non regge, perché troppo felice di vedere i suoi ultimi due figli entrare in tribuna. Tutti lo elevano a qualcosa che vada oltre l’uomo, ma lui sa di essere soltanto questo: un uomo, che non ha smesso di crederci mai.

L’entrata è prevista per le tre del pomeriggio. Il corridoio che porta al campo è quello dei più lussuosi e pregni di storia del gioco del tennis. Siamo a Wimbledon e Marin Cilic è fermo ad aspettare il suo sfidante Roger Federer, uno che qui ha vinto 7 volte, ma che ha è stato annientato proprio da Marin nel 2014 in semifinale degli Us Open. Testa avanti, non c’è spazio per le cordialità: quando arriva Roger è un nemico, ed è giusto sia così.

L’ingresso in campo è dei più sentiti, il pubblico sa già con chi schierarsi, la voglia di vedere il sette volte campione rialzare la coppa è più forte di qualsivoglia istinto.

Cilic non è né uno sciocco, né uno sprovveduto e questo si sa.

Siamo alla finale di Wimbledon e non si può regalare nulla.

Il croato annulla subito una palla break nel primo game, ma è centrato e dal fondo del campo si mostra più in forma del suo avversario. Più che vera e propria questione di forma, è questione di emotività. Federer è nervoso e la sua prestazione lo costringe addirittura a due doppi falli nella prima metà del set (nel torneo ne ha commessi 10 in 6 partite) e qualche urlo di troppo, che è la sottolineatura di una paura che colpisce anche i più grandi.

Roger annulla palla break al croato sul 2-1. Al cambio servizio Roger cambia registro. Non è il Federer versione Australian Open di quest’anno, ma un Federer esperto, che trova nel back un modo per portarsi ad avere ben tre palle break. Alla terza, ecco il break, il distacco. Nel game c’è stato il punto più bello del match dove Cilic riesce a recuperare una palla corta che costringe Roger a ribattere la palla dall’altro lato del campo col polso. Marin cade e non la recupera. Questa caduta è già il giro di boa.

La tensione si taglia con un coltello e Cilic vuole rientrare in partita. Sta giocando addirittura meglio dal punto di vista della sostanza, ma meno nella costanza che è priorità oggi del favorito. Si aggrappa al match ma improvvisamente appare calato, tanto che Roger lo breakka ancora su un doppio fallo. 6-3 il punteggio della prima frazione di gioco.

Da qui la partita è un assolo e Cilic si disunisce. Ma non nella mente bensì nel corpo. Sul 3-0 Federer, al cambio campo, Cilic inizia a piangere. È una scena che non vorresti vedere mai. Piange a dirotto, e chiunque abbia calcato qualsivoglia campo, sa cosa vuol dire fermarsi per infortunio. Forse quella caduta ha accentuato qualche problema già presente al piede, forse altro. Fatto sta, che nel giorno più bello della sua vita sportiva, il fisico lo abbandona.

Eppure su questo centrale, ritirarsi significherebbe perdere non una, ma 1000 volte, soprattutto se è la finale di Wimbledon. Marin regge, si rialza e ci prova, tra una lacrima e l’altra. Eroico.

Federer da quello altro lato è costretto all’impassibilità: esternare il proprio dispiacere potrebbe costare caro alla propria partita.

È 6-1 Federer, quando arriva l’intervento dello staff medico per Marin. Antidolorifico e massaggio sembrano la sua ultima speranza.

C’è di nuovo una partita nel terzo set, con Federer che inizia a pensare seriamente alla coppa e Cilic che manda un segnale importantissimo: mai mollare.

L’antidolorifico è ormai in circolo quando l’appuntamento con la storia ha lasciato spazio a una Domenica da cocktail e racchettoni. Ma Cilic e Federer non lo sanno, soprattutto quest’ultimo che si accinge a chiudere le ultime speranze del suo avversario. Nessuna pietà dinanzi alla obbligata vittoria. Arriva il break. Si aspettano solo le braccia al cielo, che arrivano sul 6-4. Non ci sono più le parole per descrivere questo campione, che aiutato anche dalla sorte, trova l’epilogo più semplice del suo torneo. Meglio vincere lottando, ma questa vittoria è frutto di un cammino strepitoso, che non può che essere ammirato a bocca aperta e occhi lucidi.

Roger esulta pacato, mostrando il suo lato sensibile alla sfortuna del suo avversario. Cilic si congratula, ma c’è ancora tempo per degli straordinari titoli di coda. Dal box Federer appaiono le coppie di gemellini. Federer prova in tutti i modi a non commuoversi, ma non ce la fa. Il campione si fa uomo, ed è il regalo più bello che fa a questa giornata.

Piangere non è da deboli, se quelle lacrime sono miste a sudore e sacrifici.

“Se credi di poter andare lontano, puoi raggiungere i tuoi obiettivi” dirà durante la premiazione.

Banalità che detta da lui, ha un altro peso: il peso dell’essere umani. La bellezza di essere umani.

Roger Federer – Marin Cilic 6-3 6-1 6-4
P.S.: un ringraziamento speciale a coloro che hanno seguito il torneo su questo blog piuttosto che su siti più famosi. Grazie.

Tutti gli altri racconti del torneo:

DAY 1: I primi caduti e una nuova stell(in)a

DAY 2: Mistero Dolgopolov, look Lahyani: mamma non voglio giocare!

DAY 3: Tennisti una volta l’anno

DAY 4: L’importanza di chiamarsi Federer

DAY 5: Solo una “polpetta bagnata”

DAY 6: Il ruggito dei leoni

DAY 7: Di Muller, non ricorderemo solo lo yogurt

DAY 8: “Cade la pioggia ma che fa?” C’è il tetto

DAY 9: Lettera a Roger Federer: il Maestro

DAY 10 & 11: La solitudine dei numeri primi

DAY 12: La donna che batté Venere e vuole ballare con Federer

Video: Wimbledon è come una donna

“Lo sport è qualcosa che va oltre lo sport.”

DAY 12: La donna che batté Venere e vuole ballare con Federer

Domani sera con chi vorresti ballare?
Dai Roger! Mi piace Cilic, seriamente, ma voglio vedere se Roger è così elegante anche quando balla.

Conferenza stampa.

La ragazza che ride è Garbine Muguruza e ha appena battuto nonna Venus, nella finale di Wimbledon, impedendole di diventare la campionessa slam più anziana di sempre.

E per un attimo è sembrato proprio che potesse andare così.

Venus Williams si muove bene per gran parte del primo set, dando l’impressione di essere leggermente al di sopra del livello di Garbine di oggi. Si muove bene, il suo volto non è contratto e sembra non accusare la fatica delle due settimane di gioco.

Due palle break arrivano al culmine di questa situazione sul 5-4.

La Muguruza non si scioglie, non crolla. Le annulla.

Da lì una serie di 8 giochi di fila: 7-5 6-0.

La partita di oggi è la conferma che un punto non è sempre assicurato, né è capace di far girare una partita. Perché quel punto della Venus poteva anche valere molto, ma sarebbe assurdo sminuire la prestazione della spagnola oggi sostenendo che tutto passava da quel semplice punto. Il tennis è come un accumulo fatto di sacrifici e sudore e l’accumulo di Garbine è arrivato sino a Londra.

Si è mostrata anche offensiva, nonostante il gioco da fondo da lei prediletto. È entrata in campo fredda, senza tremare. E adesso si è conquistata il suo ballo dei vincitori, quello con il vincitore del torneo maschile, che lei desidererebbe fare con il basilese per questioni di eleganza.

Bisogna aspettare domani per arrivare al fatidico ballo, nel frattempo non si può che ammirare la piccola luce spagnola che il caotico mondo femminile ha oggi sfoderato: Garbine Muguruza, classe ’93, spagnola. Segni particolari: campionessa (di Wimbledon).

 

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DAY 10 & 11: La solitudine dei numeri primi

“Rimasero tutti e quattro in silenzio per qualche secondo. Sembrava che ognuno stesse pensando al motivo che lo teneva inchiodato lì.”

Un paio di righe di un libro in Italia molto famoso, mi hanno portato alla mente cosa penseranno i 4 finalisti dei due tornei di singolare più importanti al mondo prima di fare il loro ingresso sul Centre Court.
Sotto il famoso verso di Kipling, grondante di storia e sangue.

Roger Federer affronterà Marin Cilic.
Venus Williams se la vedrà con Garbine Muguruza.
Venus,  la Venere nera. Ha superato la favorita Konta, sta tenendo alti gli onori della famiglia e adesso affronterà Garbine Muguruza, che le promette futuro sudore e sacrificio.
Venere può invecchiare?
Forse no, ad Afrodite il verdetto, un Afrodite da bellezza da campo.
Forse manco tanto Afrodite, se il gusto personale di chi osserva ha canoni stilistici e estetici diversi dai chi la ammira, ma lei quelle voce non le sente e per almeno due set si sentirà bella e brava. Che poi…

Roger invece rallenterà mai la sua danza? La risposta qui è inequivocabile: no. Almeno nei nostri occhi. Uomo, capace di evolvere il suo gioco in base alle sue idee e allo scorrere incessante dei tabelloni targati Rolex. Game set and Match Federer è l’infinito verso che è toccato sentire a Tomas Berdych, dopo un eccellente prestazione. Ma eccellere non basta davanti a sua eminenza, e il ceco china il capo, non per l’incoronazione, ma per la triste eliminazione.
Chi può fermare il “sogno Federer”, ora che anche il raffreddore sembra non poterlo fermare? Marin Cilic. Marin ha battuto Sam Querrey in quattro set e sogna di elevare il gioco ai livelli dello Us Open 2014. Può battere davvero Federer? Sulla carta sì. Giornata buona, giornata no dell’avversario, una palla, un gesto di stizza, il pubblico: tutti fattori necessari per reggere e provare a superare il confronto. Oltre a San Servizio.

Sono lì.
Le due donne, Sabato.
I due uomini, Domenica.

Tutti e 4 a pensare quale motivo lì tiene lì.

Quale motivo li porterà a conoscere “sconfitta e trionfo e affrontare quegli impostori allo stesso modo”?.

Il libro sopracitato era “La solitudine dei numeri primi”, quei numeri soli, che nessun numero è capace di dividere.

Essere campioni è proprio essere unici, dei numeri primi, diversi.
E quella diversità, è la più dolce, sempre se si conosce il motivo che tutto muove nell’amore spensierato e disperato per il gioco.

Venus Williams – Johanna Konta 6-4 6-2
Garbine Muguruza – Magdalena Rybarikova 6-1 6-1

Marin Cilic – Sam Querrey 6-7(8) 6-4 7-6(3) 7-5
Roger Federer – Tomas Berdych 7-6(4) 7-6(4) 6-4

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“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri.

 

DAY 9: Lettera a Roger Federer: il Maestro

La fiamma gialla termina nel terreno senz’erba. Quel rimbalzo, quella palla, quel momento apparentemente futile all’occhio meno sensibile, è in realtà la consacrazione del campione Uomo, del quasi umano Perseo, che davanti ai miti non china la testa.

Appare tutto così mistico, il tuo gioco, tu semplice uomo.

Chi gioca a tennis, o ci ha giocato almeno una volta, sa cosa significa poter essere padroni del proprio corpo in un determinato spazio, non arrivando quasi mai a provare tale sensazione sulla propria pelle. Gioca, cercando quel brivido.

Quel brivido,  è però sensazione sfiorata, da chi ha la fortuna di guardarti movere come il migliore dei ballerini del teatro San Carlo su un prato più usuale a pratiche sportive che a danze e movenze dell’arte del corpo.

Ti chiedo: come fai?

Come fai ad apparire così calmo davanti alle turbolenze di una platea che turberebbe il più cruento dei gladiatori? Come fai a zittire il circo mediatico, che come un vero e proprio circo fa rumore e confusione, puntando il dito contro di te nei momenti peggiori?

Tu sei l’essenza delle cose belle Roger. Quelle che non vanno nel dettaglio, ma meritano il generico per rimanere così ampie da cogliere più campi: artistici, letterari, fantastici e… da tennis.

Il tuo fare, frutto di un lungo cammino, conserva la tua mente come in una bolla quando calchi i campi, e a suon di frustrate liquide beffeggi la storia, prima che i tuoi avversari.

Tu che hai conosciuto la storia, ma per dirla alla Pasolini, sei l’incarnazione della frase “Ma qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o quella che fa battere i cuori?”.

Umile fino al midollo, nonostante aerei e portafoglio ever full, hai la capacità di rialzare le tue spalle cadute, superando ogni volta il primo dei limiti: te stesso.

Quante partite avrai giocato sul soffitto di casa tua, ogni volta che desideravi di sognare tranquillo il migliore degli avvenire per la tua famiglia. Quella che ti ha curato il raffreddore tutta la settimana per portarti sin qui.

Se deve esserci qualcuno che venga nominato cittadino del mondo ad honorem per motivi artistici, quello sei tu. Uomo destinato al gioco, ma capace in ogni angolo di mondo, a sorprendere con la sua arte che non ha bisogno di pennelli, ma di racchette e sensazioni.

Emozioni.

Emozioni.

Se dovessero chiedermi cosa penso di te, risponderò così, incurante di curar forma, parole e sensi.

Ne basta una, che ne valga per 1000 e una notte. Un’altra notte di sogni, attese e, appunto, emozioni.

Grazie.

Per chi non l’avesse capito Roger Federer è in semifinale al torneo di Wimbledon. Lo svizzero, delizia il Centre Court del sapore della rivincita e di un tennis per certi versi, inaffrontabile. Milos Raonic per due set ha quasi i mal di testa, e nella sua espressione dopo ogni prodezza dello svizzero, sembra voglia dire: ma mi sta spazzando via? Raonic sembra un giocatore normale al servizio, ma non solo per statistiche, bensì per il modo con cui Federer affronta i suoi turni di battuta: spavaldo ed efficace. Sui box la sfida è Riccardo Piatti – Ivan Ljubicic. Storie incrociate con il canadese, ma con Ivano ormai Virgilio della nuova carriera di Roger. Nel terzo set è il miglior Raonic che si possa chiedere: arriva a palle break più volte, si regala il tie-break e conduce nell’equilibrio dei 6 giochi a testa, con 3 punti a 0.

È il momento della verità. Roger rimonta sino al condurre 4-3, poi la magia. Raonic attacca in lungo linea coprendo alla grande la rete e beccando un pezzo di riga.

Roger dal canto suo, di dritto vede la serratura. È il punto che lo porterà a chiudere. È il punto che gli regala, il volto del favorito.

Favorito numero 1 date le sconfitte dei preferiti dal ranking. Il primo a cadere è Andy Murray in cinque set contro Sam Querrey. Murray potrebbe portare la sfida a casa, ma il suo corpo dice no. Nessun vero rimpianto per un’anca sbilenca, troppo dolorante per competere con lo zio Sam. Querrey la spunta al quinto vincendo gli ultimi 2 set con agevole doppio punteggio di 6-1.

Il secondo è Novak Djokovic. Giornata da pronto soccorso per la Londra verde. Novak completa il primo set perdendo al tie-break con l’esperto ma sfavorito Tomas Berdych. Sul due a zero per il ceco, Nole si ferma: col braccio dolorante e chi non trova più stimolo nel giocare. Affronterà Federer

Muller è l’osservato speciale del campo 1. Potrà Gilles confermarsi non solo meteora? Sicuramente il primo set gli permette di discostarsi da questo titolo. Ma di fronte ha Marin Cilic, che negli occhi ha un altro titolo. Quello sognato più volte da ragazzino, ovvero quello del torneo di Wimbledon. Marin è l’underdog di ogni torneo importante. Un tennista capace di rivelarsi dominatore di terra e aria quando arriva in fondo. E lotta con Gilles, nella battaglia dei colpi potenti scorgendo la vittoria al quinto. Se la vedrà con Querrey.

Parlare di pronostici veri e propri, è roba da opinionismo quando si arriva in fondo a questi livelli di gioco. Potrebbe esserci la finale delle sorprese tra Querrey e Berdych, la finale dei tennisti più forti  Federer e Cilic o un miscuglio delle due. Ma questa è roba da conti matematici, e nonostante le ripetute logiche e schematiche del gioco, a spuntarla saranno sempre le emozioni, che fanno battere i cuori, prima che le mani.

Sam Querrey – Andy Murray 3-6 6-4 6-7[4] 6-1 6-1
Marin Cilic – Gilles Muller 3-6 7-6[6] 7-5 5-7 6-1
Roger Federer – Milos Raonic 6-4 6-2 7-6[4]
Tomas Berdych – Novak Djokovic – 7-6[2] 2-0 ret.

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DAY 6: Il ruggito dei Leoni

[Implacabile l’arbitro afferra la palla al volo che rimane professionale e impassibile: in campo c’è Federer, viene da pensare, meglio non sfigurare!]

Si dice che l’urlo dei leoni arrivi per intensità a 114 decibel. Un urlo umano, ovviamente, non arriva a tale potenza, ma è di certo capace di intimorire allo stesso modo. Nei contesti giusti si intende.

Ne sanno qualcosa Novak Djokovic e Roger Federer, che oggi a turno, nel contesto del centrale di Wimbledon, hanno provocato non poche insidie negli equilibri interiori di Ernests Gulbis e Mischa Zverev. Con le loro grida, nel momento di difficoltà, colorano il termine campione della sua vera essenza. Non è la mera capacità tennistica a renderli campioni, ma un insieme di particolari che crea l’eccezionalità della loro specie.

Djoker è il primo a fare il suo ingresso, accompagnato dal nuovo coach André Agassi. Il viso di André nasconde in ogni ruga il ricordo dei sacrifici compiuti nella sua lunga carriera e Nole, sembra ne faccia tesoro più del patrimonio tennistico dell’americano. Il serbo rispolvera dall’armadio una grande dote canora da campo, segno di un atteggiamento da spalle dritte, per portare a casa la partita di oggi.

Gulbis aveva con sé tutte le armi per battere oggi Novak Djokovic e il primo set ne è la testimonianza. Il primo parziale dice 4-2. Nonostante la classifica, mi sento il numero 1 del mondo aveva detto in una recente intervista il lettone, e per mezz’ora fa risuonare a filo d’erba questa affermazione. Eppure, il motivo dell’assenza dalle vette mondiali di Gulbis è ben presto spiegato: discontinuo, riceve un parziale di 10 giochi a 1. Nel terzo set, rimette in sesto servizio e dritto, ma è troppo tardi. Novak è imperturbabile. 6-4 6-1 7-6(2) il punteggio finale.

Gulbis.
Ennesimo talento incompiuto. Ma come è possibile?

Chiedere a Roger Federer, mr canalizzazione della rabbia. Uno che sfasciava racchette da ragazzo scaraventandole a terra e che oggi, con quello stesso attrezzo, accarezza la palla con la stessa sensibilità con la quale ogni donna desidera una carezza dal suo uomo. Roger subisce il controbreak nel primo set da un ottimo Misha Zverev, e arriva al tie break con non poche difficoltà. Il “komm jetzt!” è costante nel finale del primo set, ma da lì in avanti, il leone calma il ruggito e delizia il pubblico. Colpo dopo colpo, Roger è bellissimo da vedere, e se ne accorge quando nel terzo set tira qualche sorriso insieme a qualche trick da repertorio.

“Mi sono divertito molto” ha esordito Roger dopo il Match. Alla domanda sul suo prossimo avversario (Grigor Dimitrov) ha risposto: “Sono pronto per una partita difficile. Ogni volta che affronto Grigor, è più forte della volta precedente. E adesso, è nell’età perfetta.”

Perfetta al punto di ricevere il famoso passaggio delle consegne? Chiedetelo direttamente a Grigor, oppure aspettate Lunedì per conoscere la verità. Dimitrov, amico dello svizzero, è espressione tennistica cristallina del tour, con un tennis simile al suo prossimo avversario, tanto da essere ribattezzato Baby Fed. Eppure manca l’ultimo salto di qualità. Grigor non è più così baby e darà il meglio di sé per riuscire contro lo svizzero. Consigliata la visione Sampras – Federer del 2001, prima della partita di Lunedì al bulgaro.

Thiem supera l’americano Donaldson in tre set, e continua a esternare un tennis delizioso a dir poco. Tra i favoriti.

Anche Raonic si ritaglia un posto agli ottavi. Il finalista dell’anno scorso ha superato lo spagnolo Ramos Vinolas e chissà se riuscirà a proteggere i punti della finale. Mannarino supera in 5 set Monfils e si assicura la sfida con Djokovic in ottavi. La sfida tra i due ex top ten BerdychFerrer va agilmente al ceco. Alexander Zverev, invece, è lo Zverev vincente di casa. Oggi, Sasha mantiene alto l’onore di famiglia, e batte l’austriaco Ofner.

La sera su Londra cala lenta. Tanto lenta quanto la velocità dei sogni. Marcus Willis è un sognatore prima che un tennista. Maestro di tennis, stava scegliendo definitivamente questa professione quando convinto dalla fidanzata, ha preso parte al torneo di qualificazioni di Wimbledon dell’anno scorso. Torneo superato, ma non è finita qui. Marcus vince il primo turno assicurandosi la sfida con sua maestà Roger Federer. All’epoca Marcus era classificato oltre la 700esima posizione mondiale. Oggi i suoi numeri sono leggermente migliorati, ma non ha smesso sicuramente di sognare. Marcus in coppia con Jay Clarke, elimina la coppia campione in carica del torneo di doppio Herbert / Mahut e chissà quale sarà il suo prossimo sogno.

A volte è proprio vero: meglio inseguire i propri sogni, che perderli per strada.

Jay Clarke / Marcus Willis – Pierre-Hugues Herbert / Nicolas Mahut 3-6 6-1 7-6(3) 5-7 6-3

Novak Djokovic – Ernests Gulbis 6-4 6-1 7-6(2)
Roger Federer – Mischa Zverev 7-6(3) 6-4 6-4
Dominic Thiem – Jared Donaldson 7-5 6-4 6-2
Grigor Dimitrov – Dudi Sela 6-1 6-1 ret.
Milos Raonic – Albert Ramos Vinolas 7-6(3) 6-4 7-5
Adrian Mannarino – Gael Monfils 7-6 4-6 5-7 6-3 6-2
Tomas Berdych – David Ferrer 6-3 6-4 6-3
Alexander Zverev – Sebastian Ofner 6-4 6-4 6-2

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DAY 4: L’importanza di chiamarsi Federer

(La sorpresa di giornata: Gulbis supera Del Potro)

È sicuramente una fortuna scendere in campo con un nome pesante.

Molti avversari ti guardano con timore e pochi riescono a dimostrarsi incauti.

Dusan Lajovic è stato per un lungo set, incauto e perfetto. Roger Federer perde i primi 7 punti del secondo turno, sotto gli occhi di un centrale di Wimbledon che non sottovaluta il fattore sorpresa. Ma il peso di un nome, è gravido soprattutto sulle spalle del chiamato in causa. Federer sa di chiamarsi Federer e non delude di certo il suo regno e la sua corona. Perde il primo game di battuta, sì, ma recupera e arriva al tie break, dove la spia fenomeno illumina la scritta ON e con grazia e delizia trucida un avversario di ottimo livello. 7-0. Il resto è poesia.

Il pubblico del centrale osserva i colpi del serbo domandandosi se è il campo di quest’anno, a rendere belli tutti i caduti fin qui.

Alexander Zverev da una lezioncina a uno dei suovi avversari dell’Atp Next Gen che si terrà a Milano questo Novembre. Francis Tiafoe nulla può contro il tedesco, destinato ad un buon torneo. Raonic supera Youzhny in 4 set, Monfils supera un Edmund bello da vedere. Ma la sorpresa nella giornata delle costanti, arriva dall’incostante Ernests Gulbis, che sembra dire al tennis mondiale: posso battere chiunque, basta che mi alleno. Il malcapitato questa volta è stato Juan Martin Del Potro, dominato in lungo e in largo in tre set.

Il parterre internazionale si gode un’altra bellissima stella, ovvero Dominic Thiem. L’austriaco perde il primo set con Gilles Simon, per poi cacciar fuori il repertorio da cambio di stagione. Dominic apprende in fretta e mostra un repertorio, già arrichito rispetto a quello che aveva illuso a Parigi non molto tempo fa. Quello che gli permise di superare Novak Djokovic, che oggi sembra aver dimenticato quella sonora sconfitta.

The Djoker supera facilmente Pavlasek, senza difficoltà alcuna. Nulla da fare per chi vuole saperne di più sulla sua vera forma. Djokovic fin qui è ancora oggetto di mistero.

Difficile trovare ritmo sull’erba, il nervosismo è una cosa insidiosa

Ha detto Roger a fine gara. Chissà se anche Nole era in ascolto, lui che il nervosismo ha superato di gran lunga il talento negli ultimi mesi.

Dimitrov nel frattempo viaggia a fari spenti, ad alte velocità. Dudi Sela supera in 5 set John Isner. L’israeliano è 33 centimetri più basso dell’americano, ma in campo si è dimostrato un gigante. Sela ha giocato in carriera soltanto due finali Atp entrambe perse contro tennisti americani. Uno fu Andy Roddick, l’altro, neanche a dirlo, era John Isner. Quando le piccole gioie arrivano dal campo n° 12…

Roger Federer – Dusan Lajovic 7-6(0) 6-3 6-2
Novak Djokovic – Adam Pavlasek 6-2 6-2 6-1
Grigor Dimitrov – Marcos Baghdatis 6-3 6-2 6-1
Ernests Gulbis – Juan Martin Del Potro 6-4 6-4 7-6(3)
Gael Monfils – Kyle Edmund 7-6(1) 6-4 6-4
Alexander Zverev – Frances Tiafoe 6-3 6-4 6-3
Dominic Thiem – Gilles Simon 5-7 6-4 6-2 6-4
Milos Raonic – Mikhail Youzhny 3-6 7-6(7) 6-4 7-5
Dudi Sela – John Isner 6-7(5) 7-6(5) 5-7 7-6(5) 6-3

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