francescogallucci.net sta compiendo delle modifiche

Ad oggi ho deciso di compiere delle modifiche strutturali al sito. Non è facile crescere nel mondo dei blog senza qualche sacrificio. Pertanto ho deciso di cambiare servizio di hosting, cioè il servizio che ospita sui propri server i contenuti dei siti web.

Ho voluto comunicarlo a chi mi segue qui, perché c’è la possibilità di perdere gli attuali iscritti wordpress nel passaggio al servizio di hosting Siteground. Tutto ciò che scriviamo viene letto da qualcuno nell’atto di pubblicazione nella rete, e ci tenevo a dire a chi si era iscritto, che se ha intenzione di continuare a leggere le mie parole, potrà farlo sullo stesso sito, ma probabilmente dovendo sottoscrivere nuovamente l’iscrizione alla newsletter per ricevere in mail l’avviso di pubblicazione degli articoli.

In ogni caso, per rimanere in contatto, visita su instagram l’account @fammi_il_piacere, che è il mio. :’)

Quanto sarebbe bello in questo mondo per gli “scrittori” soltanto scrivere!

Un abbraccio

F.

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Il mondiale delle sorprese, il mondiale dei fenomeni

Succede quello che non dovrebbe succedere secondo stampa e bookmakers: le grandi squadre faticano e il mondiale diventa un palcoscenico sulla quale c’è posto anche per quelli meno bravi, meno appariscenti.

Nascono quindi nuove stelle, o meglio, nuovi organici capaci di strappare punti alle squadre che nei mondiali hanno spesso avuto la meglio.

Vedi la Germania campione del mondo in carica, crollata dinanzi a Lozano, il messicano che senza paura, punta la difesa tedesca e fa sognare un paese come nemmeno nei mondiali giocati in casa del ’70 o dell’ ’86.

E Ronaldo. Gli si dica tutto, ma è comunque una sorpresa il rendimento mondiale di CR7, che mai con la Nazionale aveva avuto fortuna e mai aveva brillato così tanto con i lusitani come in queste due prime partite: 4 gol, di cui tre alla Spagna. È la rivincita del divo, del belloccio, criticato per anni come secondo a Messi, ma oggi osannato da tutti e che prova a giocare una partita importante anche con la sua maglia lusitana, dopo aver saltato la finale di Euro 2016, vinta dai suoi nonostante la sua uscita dal campo dopo il minuto 25 contro i francesi.

Non dite calcio dite Messi, è il motto di molti sul web, eppure dopo il primo turno verrebbe piuttosto da dire: non dite calcio dite Islanda. I “vichinghi” del grido “Huh” si confermano grande squadra dopo gli ultimi 10 anni all’insegna di un progetto calcistico che ha coinvolto tutta l’isola: di 330 mila abitanti, il 99.6% della popolazione ha guardato la partita d’esordio contro l’Argentina (l’altro 0,4% probabilmente era in Russia…) . Argentina – Islanda è terminata 1-1 con Messi che ha sbagliato un rigore. Non dite calcio, ma dite Islanda.

Tutti gli altri fenomeni hanno comunque trovato la rete. Pogba in maniera fortunosa, Diego Costa da grande attaccante, Suarez, Mertens, Modric, Golovin che si è messo in mostra, Lukaku, Griezmann, Coutinho con un gol straordinario e Harry Kane all’inseguimento di Ronaldo.

È mancato Neymar oltre a Messi, che però ha passato più tempo a terra che in piedi come ha scherzato il mondo social, nella gara finita 1-1 con la Svizzera. Delle sorprese, la gara del Brasile è forse quella che meno meritava il pareggio, ma la dura legge del gol, non premia i verdeoro, ma premia i rossocrociati.

Gran merito infine al Senegal, capace di battere la Polonia, sulla scia di quella magica squadra che arrivò ai quarti nel 2002.

È il mondiale delle sorprese, è il mondiale dei fenomeni.

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Qualunquisti, europeisti e schiavi

Qual è il desiderio di ogni uomo?
Quali sono i desideri del cittadino?

Domande a cui è difficile rispondere, soprattutto in base al ruolo che ognuno di noi ricopre nella società.

“Il termine ruolo deriva dal teatro, anticamente gli attori, sul palco, leggevano le proprie battute da un foglio di carta arrotolato denominato rotulus, in latino. Il termine rende bene l’idea della parte che ciascuno recita sulla scena della società, conformandosi alle aspettative ed alle regole stabilite.
Nella maggior parte delle situazioni possiamo prevedere il comportamento degli altri e dare alle nostre azioni una forma conseguente.”

Il potere logora chi?

Ognuno di noi desidera probabilmente fare a meno di un ruolo ben stabilito. Ciò si lega con il desiderio di successo, economico o sociale, che è spesso parte integrante di nostre molte decisioni, le quali spesso non regalano i risultati sperati.
Una lotta tra “poveri” per dirla con i termini dei “ricchi” e dei “potenti”, due delle classi più odiate da chi proviene dal basso. Perché?
Il motivo è facile da trovare: una mancata distribuzione della ricchezza tra tutti i cittadini e un’ attribuzione dei diritti e dei doveri legata piuttosto al luogo di provenienza che a motivi meritocratici.
La nostra non è una società meritocratica, e su questo non ci piove.
Da qui la suddetta “lotta tra poveri”, nasce. Masse ragionano da schiavi, che odiano i loro padroni, ma li ammirano e desidererebbero essere al loro posto.

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Una classe di giovani schiavi

E allora si è gestibili. Una massa fatta di pulsioni consumistiche, agitata a destra e sinistra dalla classe dirigente.
L’Italia non sfugge a questa logica. Il nostro è un paese che vive un periodo storico figlio di malsane gestioni sin dalla propria unità nazionale e che al momento giusto, cerca il nemico da esorcizzare, in base a ciò che gli viene promesso e ciò che gli viene dato in pasto.

Oggi siamo diventati così, sulla questione immigrati. Figli della terza repubblica, diventati attivisti qualunquisti grazie alla rete e ad una mancata sensibilizzazione al contesto, abbiamo estrapolato i nostri diritti dal web, e sullo stesso web abbiamo affermato il nostro desiderio di dire la nostra, che altro non è, che il potere di prevalere e di ottenere ciò che non si ha: poltrona e dignità di cittadino.
Una nave con più di 600 persone affanna le cronache nazionali per essere stata rifiutata dai nostri porti, con la motivazione che l’Europa ha dimenticato il Bel Paese, in seguito al trattato di Dublino che sancisce il dovere, al paese in cui attraccano i migranti, di dover gestire la questione immigrati smistandoli nelle proprie città.
Da qui proviene la tratta illegale, come dicono i nostri vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini, da eliminare secondo uno dei loro 20 punti del Governo del Cambiamento.
Ma questo problema poteva essere gestito diversamente? Sì.
È stato dimenticato, o non valutato di meritevole attenzione, che su quelle navi c’erano vite umane da rispettare tanto quanto noi.
Invece la condanna. L’immigrato nemico come in campagna elettorale, ora è un motivo per farsi sentire in Europa, dimenticando che quegli immigrati, non trovavano la cosiddetta “pacchia” in Italia.

“Ci siamo solo dimenticati di aggiungere che molte di queste vite salvate le abbiamo poi abbandonate a esistenze miserrime, negli angoli dimenticati delle nostre città, se non direttamente alla schiavitù degli agri pontini o calabresi.”

Giocare con le vite umane ora è legittimato, tramite il nostro odio per loro, che alla fine è diventato una semplice alternativa all’odio che proviamo tra noi cittadini stessi.

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Opposizioni che fanno solo rumore

In un certo senso la cosa ha funzionato: la nave attraccherà in Spagna. L’Europa in tutto questo continua a vacillare e il senso umanitario dello stesso continente è in bilico, come il senso di pace che ha contraddistinto a tratti, il periodo post-bellico delle guerre mondiali nel vecchio continente.
E se L’Italia avesse investito nell’accoglienza? Se avesse investito maggiore forza lavoro nello smistamento degli immigrati? Se avessimo ricordato che “prima gli italiani” avrebbero potuto guadagnarci da una giusta collocazione degli stessi immigrati nel nostro paese?
Invece no. Abbiamo lasciato correre il mercato illegale, finché il populismo politico dei nuovi partiti dominanti ne ha fatto un motivo per diventare establishment, condannando le altre classi dirigenti, che tutto sommato tanto diverse non erano. Le stesse che ora chiamano le nuove con questa parola: establishment. Sembra quasi una parolaccia in bocca a Renzi, sia per l’Inglese che per il senso attribuitogli.

Opposizione: il vecchio potere critica il nuovo, per un assalto all’Europa ma non a quei poveri migranti. Poco importa se è impossibile “Aiutarli a casa loro”. L’importante è che facciano parte delle campagne elettorali, da una parte e dall’altra.

Davide ha sconfitto Golia

Le istituzioni creano schiavi nelle scuole, nelle università, sui posti di lavoro.
L’odio comune per queste è evidente, ma non se ne puo fare a meno, le si accetta, le si incorpora, le si ingloba, in un meccanismo perverso, dove sei uguale agli altri, ma gli altri li devi sovrastare per essere migliore.
Un ragionamento senza senso, ma che trovò risposta e avversità nel 1944, da Guglielmo Giannini e il suo giornale L’Uomo Qualunque, che porterà all’omonima fondazione del Fronte dell’Uomo Qualunque.

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Il partito riscosse successo al grido “abbasso tutti”. Io in primis, ammetto che un’idea simile dopo il fascismo era geniale, nonostante subì essa stessa accuse di vicinanze a logiche filofasciste.
Direi piuttosto anti-politiche, se non fosse per i continui schieramenti prima a destra e poi a sinistra del Fronte qualunquista, che ne portarono all’inevitabile scioglimento nel ’48. Era diventato un partito come gli altri, e questo era in contrasto con la loro stessa ideologia: fine del consenso popolare.
Oggi inutile raccontare la somiglianza col Movimento 5 Stelle, ai suoi scambi di poltrone, alle sue continue frasi incoerenti su alleanze e idee. “Davide contro Golia” ha scritto Luigi Di Maio riguardo ai candidati M5S presenti alle recenti elezioni comunali, e mi chiedo cosa sia rimasto di Davide, se questi oggi è più alto di Golia e gli ha stretto la mano, piuttosto che darla ai cittadini su cui issarsi per sconfiggere il gigante.
Oggi il gigante è al loro fianco, Matteo Salvini, che li ha cambiati con l’ausilio della logica da Palazzo, profondamente, dopo anni e anni di populismo che per una volta aveva iniziato ad avere accezione positiva.

Giannini del suo movimento terminato nel 1948 disse:

“Il prototipo dell’uomo qualunque era mio padre, che valeva cinquanta volte più di me ed era cinquanta volte più povero. Comprai la casa a lui e a mia madre, ma loro vi morirono. Quando gli diedi la casa morirono, proprio come l’uomo qualunque morì quando gli diedi la poltrona di deputato”

Ed ora siamo di nuovo qui. Punto e da capo. La politica ci ha ancora delusi.
Nessuno mai sara dalla parte del popolo se non il popolo stesso. Il popolo di tutto il mondo, fatto da persone e non da pedine. Quello fuori dai grandi palazzi, abbandonato all’odio e a se stesso.

Immigrati

Marco Cecchinato, costanza e tattica

Marco Cecchinato ha dato ai tennisti italiani una lezione di maturità che difficilmente dimenticheranno: dopo 40 anni dall’ultimo italiano in semifinale slam, ha superato ai quarti del Roland Garros l’ex dominatore del tennis mondiale Novak Djokovic.

Straordinario. Un match incredibile, dove il siciliano partito dal T.C. Palermo, ha dimostrato quanto la costanza sia sinonimo di maturità, la stessa maturità che gli ha permesso di risolvere più volte situazioni che vedevano il Serbo risalire la china.

Ma come è avvenuto tutto questo?

Marco veniva da un torneo di per sé già incredibile. Nonostante la sua non eccezionale classifica, nei giorni scorsi aveva sconfitto le teste di serie Goffin e Carreño Busta, due nomi di rilievo nel tabellone parigino, oltre ad aver rimontato due set e vinto al quinto per 10-8 contro Copil, partita che verrà ricordata per immortalare il torneo di un tennista sul filo: dopo il rischio di perdere quella partita, è avvenuto il meglio della sua carriera.

La vittoria di fine Aprile fa nel 250 di Budapest e oggi la semi a Parigi. È il momento della svolta:

“Sono diventato un giocatore vero”

ha detto il Siciliano in un’intervista.

Come ha battuto Nole Djokovic

Ma come si batte Novak Djokovic? Un paio d’anni fa questa domanda era da mal di testa. Oggi è una domanda più alla portata di una risposta, che Marco ha trovato in svariate armi tattiche sino a far affannare l’ex numero 1 del tennis mondiale più volte.

Su tutte: l’uscire dalla diagonale con il rovescio lungolinea. Marco, lontano dalla riga di fondo (ma non troppo), reggeva alla diagonale del serbo, sino al creare più che trovare, il momento giusto per concludere davanti a sé. Poi il drop. Amante della palla corta Novak, ha trovato un avversario capace di sorprenderlo proprio così. Per Cecchinato, il drop, è stato l’asso nella manica da ogni parte del campo, rigorosamente giocato in anticipo. Maturità, consapevolezza e velocità di gambe chiudono il quadro. Una partita simile, con due tie-break shock di cui l’ultimo vinto per 13-11 in un set recuperato dopo un parziale di 9 giochi a 2, non si vince senza le suddette caratteristiche.

Marco ha alzato il livello del suo gioco e riportato nelle tv e sui giornali italiani quello sport di cui il nome deriva dal francese “tenez” ovvero “prendete!” che era il grido lanciato dal giocatore che iniziava il gioco per avvertire l’avversario dell’arrivo della palla. Oggi grida simili non se ne lanciano più, ma sicuramente Marco Cecchinato ha lanciato il suo al tennis mondiale: l’urlo siciliano del tennista umile.

Cecchinato
Il tennista umile, Marco Cecchinato, è in semifinale a Parigi. Affronterà il temibile austriaco Dominic Thiem

L’ammore è ‘na femmena affacciat o’ barcon’

Sono libero di pensare a te
quanne me fa mal ‘a cap,
pecche sol ij sent o burdell
e sti piazz c nun fann rummore.
E sient,
e criature stann jucann ‘o pallon,
a signor o’ terz pian sta facenn ammore
e a zitell là sott s sta facenn nu bullore,
pecche ro purtier è gelos
ma iss o sape e nun a ‘ddon.

Vuless parla a te e sti crianzelle e sti scrianzat
“per poi ridere di me che sono sempre fuori”
comm cant Pino Daniele ngopp a stu telefn,
c sap e na vecchia radij
e di chilli messagg nuost figl e nata storij.
Un sax, una storia, tante storie,
bufere senza vient passano su Napoli e su di me,
nei giorni senza te,
senza tre,
c so chelli 3 cos
aro evma accummincia ro cap,
pecche “ij 3 cos bon agg fatt” cu tte
e non una di più.

Uard comm e bell Napl staser.
M par na nuvola e lot, famm e ammor.
L’agg semp vist accussi Napule.
Con odio, amore e comm uard a te a luntan:
ca passion e a speranzell
e te vere riman, ropp riman e diman ancor.
Comm rint a nu suonn re mij.
Chi o sape s ta raccuntaragg maje
ca alla fin
a signor ro terz pian for o barcon
chiagne
pecche l’omm suoje torna sul quanne c fa mal o core
e a zitell o pian e sott,
raccogl chelli lacrime un a un,
aspettann ca coccrun a buss
p nu cafe e p na notta sol,
p rimane na nott
na notta sol.

P.s.: Il Napoletano espresso, non segue a perfezione la grammatica Napoletana riconosciuta, pertanto esso si basa su una forma più vicina al parlato che alla forma scritta.

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vesuvio Federica Rispoli
Quadro di Federica Rispoli

SCRIVI per RACCONTARE – #scrivigallu

Raccontare. Tutti abbiamo qualcosa da dire. Ed è ciò che tratteniamo dentro la nostra più grande forma d’arte. “Scrivi per Raccontare – #scrivigallu” è un gruppo Facebook che ho aperto per raccogliere chi ha intenzione di esprimerla.

Troppe volte ho utilizzato web e social senza pensare alla parola più importante: comunità, per gli inglesi community. La creazione di questo gruppo tende propria in  questa direzione: persone legate dalla passione per lo scrivere comunicano fra loro in una piazza virtuale, che magari chissà, un giorno potrà essere reale. Scrittura creativa, un messaggio su un telefonino, la lista della spesa romantica fatta da vostra madre…

Quando avete intenzione di “donare” qualcosa a qualcuno… ecco che c’è il gruppo: scriverete per raccontare.

Scrivete tutto ciò che non siete stati capaci di dire, trovate persone che amano farlo, o convincete chi è a voi vicino che per scrivere non bisogna avere lo status di scrittore: si scrive di continuo, anche senza penna.

Qualunque cosa in qualunque forma. Nel rispetto di chi passa.

A noi la parola.

Consigli:
• rendete riconoscibili i vostri post. Sarebbe carino un numero o un titolo dopo l’hashtag/cancelletto (un titolo qualunque, non spremete le meningi: se “non vi viene” non fa niente!” )
• #scrivigallu, è l’hashtag che utilizzo. Se vi va di lanciarne uno fatelo, ma provate a non cambiarlo di continuo. Possono nascere “idee interessanti” legate ad un hashtag.

 

Puoi accedere al gruppo cliccando qui, o sul bottone sottostante.

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Il quadro di Raysse, parole mie e quel bacio Nissa Bella, quel bacio

Nessuno lo merita quel bacio Nissa Bella.
Mi guardi.
Mi scruti.
Con gli occhi di emozioni riciclate, mi fissi.
Non mi rivolgi la parola.
Cerchi un bacio in quel punto.
Dove qualcuno è riuscito a metterti
un cuore
ad alto voltaggio sul viso.
Scotta.
Suona.
Come un misto tra un neon normale e quello per le zanzare.
È la tua arte.
Rimanere inerme a tutto il dolore subito.
Il dolore che solo le donne sanno sopportare.
Mi guardi Nissa Bella.

Cosa vuoi che ti dica?

pulsante

martial raysse
Martial Raysse – Nissa Bella